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SWI: L'azione climatica della Svizzera si decide alle urne

10. Aprile 2021

Gli svizzeri sono chiamati ad esprimersi su uno dei pilastri della politica climatica nazionale. Il 13 giugno votano sulla nuova legge sulla riduzione delle emissioni di CO2, un testo che divide sia il mondo economico che il movimento per il clima.

Una crisi non deve eclissarne un’altra. È il monito lanciato da associazioni, politici e giovani in tutto il mondo, per i quali la situazione legata al coronavirus non deve distogliere l’attenzione da una crisi le cui ripercussioni potrebbero essere ancor più gravi e durature: quella climatica.

Dopo un calo nel 2020 favorito dal rallentamento delle attività economiche, le emissioni globali di gas serra sono tornate a salire. L’obiettivo di mantenere il riscaldamento ben al di sotto dei 2°C appare sempre più lontano, a meno di una rapida e decisa inversione di rotta. Una svolta che in Svizzera passa dalle urne: il 13 giugno, il popolo vota sulla revisione della legge federale sul CO2.

Cosa c’è in gioco?
La legge sul CO2 è il principale strumento politico della Confederazione per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Nel quadro dell’Accordo di Parigi sul clima, la Svizzera si è impegnata a dimezzare entro il 2030 le sue emissioni rispetto al livello del 1990. L’obiettivo a lungo termine è il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

Per trasporre tali obiettivi nella legislazione nazionale e stabilire le misure da adottare nel periodo 2021-2030 è stata necessaria una revisione totale della legge.

La nuova normativa contiene misure relative ai veicoli stradali, al traffico aereo, alle emissioni industriali e al risanamento degli edifici. Prevede in particolare:

  • una tassa compresa tra i 30 e i 120 franchi sui biglietti aerei di voli in partenza dalla Svizzera
  • l’obbligo per gli importatori di auto di vendere veicoli sempre più efficienti
  • un incremento da 5 a 12 centesimi al litro del sovrapprezzo che gli importatori di carburanti possono applicare a benzina e diesel
  • un aumento da 120 a 210 franchi a tonnellata della tassa sul CO2 applicata al gasolio
  • dei limiti delle emissioni di CO2 degli edifici

La nuova legge stipula inoltre che il 75% della riduzione delle emissioni deve avvenire in Svizzera (il restante 25% può essere compensato con misure all’estero).

Come sta agendo la Svizzera rispetto agli altri Paesi?
La Svizzera si situa al 14° rango del Climate Change Performance Index 2021, una classifica che tiene conto delle politiche climatiche di 61 Paesi.

Malgrado la Svizzera abbia guadagnato due posizioni rispetto all’anno precedente, i suoi sforzi attuali non sono conformi all’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, indica Germanwatch, tra gli autori del rapporto. In particolare, vengono criticati l’assenza di misure per il settore agricolo e il fatto che il Paese vuole ridurre parte delle sue emissioni tramite il finanziamento di progetti climatici all’estero.

Quali sono i principali argomenti a favore della nuova legge?
La nuova legge sul CO2 si basa su misure collaudate e consente alla Svizzera di attuare l’impegno assunto a livello internazionale, affermano i suoi sostenitori. Il riscaldamento climatico, sottolineano, è una realtà tangibile in Svizzera: i ghiacciai si sciolgono, le ondate di caldo e le siccità sono sempre più frequenti e i disastri naturali quali inondazioni e frane aumentano d’intensità.

Per i suoi fautori, la revisione della legge rende più competitive le alternative ecologiche nel settore dei trasporti e degli edifici. Offre inoltre grandi opportunità all’economia elvetica poiché garantisce investimenti e posti di lavoro. I circa 8 miliardi di franchi all’anno che la Svizzera spende per acquistare combustibili fossili all’estero potrebbero essere investiti nella protezione del clima.

A beneficiare delle misure incitative sarebbe anche il cittadino, in quanto parte dei proventi delle tasse sul CO2 e sui biglietti aerei verrebbe riversata direttamente alla popolazione.

Quali sono i principali argomenti contro la nuova legge?
Per i suoi detrattori, la nuova legge sul CO2 è inefficace, genera più burocrazia e divieti, comportando al contempo un incremento notevole delle spese a carico di aziende ed economie domestiche. In particolare, farà aumentare il costo del consumo energetico e ridurrà la mobilità. Per una famiglia di quattro persone, la fattura crescerà di 1’000 franchi all’anno, prevedono i contrari alla nuova legge.

La Svizzera ha già disposizioni severe in materia di protezione ambientale e climatica e una riduzione ulteriore dei suoi consumi non avrebbe praticamente alcun effetto sul clima mondiale, affermano. Secondo gli oppositori, il Paese può dare un contributo significativo soltanto creando condizioni quadro per favorire la ricerca e l’innovazione in un sistema di economia di mercato. Sono le energie fossili a promuovere il progresso e a ridurre la povertà, sostengono.

Tra gli oppositori c’è anche chi deplora una legge troppo poco incisiva per lottare efficacemente contro il riscaldamento globale.

Perché il popolo ha voce in capitolo?
La nuova legge sul CO2 è stata approvata dal Parlamento nel settembre 2020. Dopo quasi tre anni di dibattiti, i deputati hanno accettato obiettivi più ambiziosi di quelli proposti dal governo.

Un comitato economico interpartitico ha lanciato con successo un referendum contro la normativa, raccogliendo oltre 110’000 firme in meno di 100 giorni (ne bastavano 50’000). Alla raccolta di firme ha partecipato anche un secondo comitato, composto da attivisti per il clima.

Il diritto di veto su una decisione parlamentare fa parte del sistema svizzero di democrazia diretta.

Chi sono gli oppositori e i sostenitori?
Nella votazione finale in Parlamento, la nuova legge è stata sostenuta da tutti i partiti, tranne l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), la principale formazione politica in Svizzera.

A favore della revisione ci sono il comitato Economia svizzera per la legge sul CO2 – che riunisce grandi aziende, fornitori di servizi energetici e associazioni ombrello nei settori dell’edilizia, delle banche e delle assicurazioni -, la federazione delle imprese svizzere economiesuisse, l’Alleanza climatica svizzera, le associazioni ambientaliste quali Greenpeace e numerose sezioni cantonali del collettivo Sciopero per il clima. Anche il Consiglio federale (governo) sostiene la revisione legislativa.

La nuova legge è invece combattuta dal comitato economico No alla legge sul CO2, al quale aderiscono rappresentanti dell’industria petrolifera, dei trasporti, dell’aviazione e dell’edilizia. Ad opporsi c’è come detto anche un secondo comitato composto da attivisti climatici, essenzialmente della Svizzera francese, che vorrebbero misure più drastiche.

Pur avendo sostenuto la raccolta di firme per il referendum, l’Unione svizzera delle arti e mestieri non esprime raccomandazioni di voto.

Il contributo